CONSUMI: SEMPRE PIU’ RINUNCE, CROLLANO GLI ACQUISTI

(AGI) – Roma, 25 giu – Gli italiani tirano sempre piu’ la cinghia, stretti nella morsa dell’inflazione, e crollano le vendite al dettaglio, soprattutto quelle dei generi non alimentari. Ad aprile, in base ai dati diffusi dall’Istat, e’ stata registrata una flessione annua del 2,3%, la peggiore dal 2005 quando il calo fu del 3,9%. La variazione mensile e’ stata invece nulla. Vanno giu’ in picchiata soprattutto le vendite dei beni non alimentari con una flessione del 3,4% mentre per quelli alimentari il calo e’ dello 0,8%. E cosi’ qualche rinuncia e’ d’obbligo: dalle scarpe (-6,4%) all’ abbigliamento (-5%), dai giocattoli (-4,9%) ai casalinghi (-4,2%) alla cartoleria e ai giornali (-3,4%) agli utensili per la casa (-3,4%) ai gioielli (-2,8%) e ai cosmetici (-2,7%). A farne le spese sono soprattutto le ‘botteghe’, ossia le imprese che operano su piccole superfici con un calo del 4,1% mentre per tutte le forme della grande distribuzione si registrano aumenti, ad eccezione degli hard discount, che segnano una variazione nulla. In allerta le organizzazioni di categoria. Per Confcommercio il crollo delle vendite e’ “un ulteriore segnale negativo sulla congiuntura dei consumi in Italia” e “non puo’ essere attribuito alla diversa tempistica in cui quest’anno e’ caduto il periodo pasquale, in quanto la diminuzione delle vendite in valore, la seconda consecutiva che ha portato nella media del quadrimestre ad una stasi dei fatturati, coinvolge ormai in misura molto rilevante diverse merceologie che non risentono verosimilmente di fattori stagionali”. Confesercenti, che oggi ha tenuto l’assemblea annuale, chiede invece al governo “tagli di spesa consistenti e rapidi”, anche perche’, ha spiegato il presidente Marco Venturi nella sua relazione, “le casse delle imprese sono ormai vuote; margini per nuovi prelievi fiscali non ci sono piu’, ne’ per lo Stato, ne’ per le Regioni, ne’ per gli Enti Locali”. Per Venturi i provvedimenti finora varati dal governo sono un buon punto di partenza ma e’ necessario fare passi avanti, soprattutto per abbassare la pressione fiscale. Sul fronte dei conti pubblici, arriva anche il monito dell’Ue: la spesa in Italia e’ del 2% piu’ alta rispetto all’area euro, e quindi “non e’ compatibile con la necessita’ di ridurre rapidamente l’altissimo debito evitando ulteriori eccessivi aumenti della pressione fiscale”. La Bce intanto conferma lo stato di “massima allerta” sui prezzi ed esprime preoccupazione per “gli elevati tassi di inflazione, che si sono dimostrati piu’ alti e persistenti di quanto inizialmente previsto”. “In questo contesto – sottolinea Jean-Claude Trichet – il rischio di una spirale inflazionistica prezzi-salari e’ particolarmente acuto”, specie nei paesi in cui “c’e’ un’indicizzazione dei salari nominali”. (AGI)

Gio