MISSIONI ESTERO: TORRI (LN), LEGA HA VOTATO SI’
(AGI) – Roma, 3 ago – “Stiamo votando un decreto dove pero’ l’80 per cento dei miei colleghi forse pensano piu’ alla loro permanenza nel Palazzo che non ai militari che abbiamo in Afghanistan. C’e’ la serenita’ di votare un provvedimento molto importante, ma c’e’ altresi’ la piena consapevolezza che qui si sta pensando ognuno al proprio futuro. Ricordo che, purtroppo, pochi giorni fa siamo dovuti ritornare per l’ennesima volta dentro una basilica ad onorare delle persone che certamente non pensano alla loro legislatura, ma fare il dovere del nostro Paese e dunque prendo atto del fatto che cio’ non e’ servito, perche’ si dice una cosa qua e si ha un comportamento totalmente diverso furoi”. Con una forte critica verso i suoi colleghi in Senato, Giovanni Torri, capogruppo della Lega in commissione Difesa, parlando in dichiarazione di voto sulle missioni estere, ha sottolineato il clima che da un paio di giorni regna nell’ aula di Palazzo Madama. Torri, annunciando il voto favorevole della Lega “e la lealta’ nei confronti degli alleati di governo e degli alleati internazionali”, critica l’Idv e in particolare il senatore Pedica: “Spesso e volentieri il collega Pedica mette in atto, come sempre, lo scenario del voto contro, con un sistema veramente malinconico. Io non posso non ricordare di quando lui, in Commissione venne e disse, in maniera abbastanza buffa, che noi mandiamo i nostri militari in giro per il mondo con le scarpe di cartone. Io mi auguro prima o poi di avere quei famosi scarponi, perche’ mi piacerebbe vedere se Pedica riesce a capire qual e’ la consistenza di quegli scarponi in dotazione alle nostre forze armate. Ma questo – sottolinea Torri – sono gli scenari dell’ arco costituzionale. Forse Pedica pensava di voler fare come Krushev…”.
“Noi – ha rilevato il sen. Torri – siamo da otto anni in Afghanistan e alla conferenza di Kabul, Karzai ha detto che, come suo impegno, vede nel 2014 la data della piena attuazione della sua gestione. Ben venga, anche se il 2014 e’ molto vicino e dopo otto anni, non abbiamo potuto incidere ulterioriormente rispetto a quello che e’ avvenuto. Desidero ricordare a molti di coloro che sono seduti in quest’Aula che quando noi parlavamo di exit strategy, le critiche arrivarono da tutte le parti. Noi avevamo una peculiarita’: parlavamo di exit strategy non nel senso di venire via dall’ Afghanistan, come qualcuno vorrebbe strumentalizzare ancora oggi, bensi’ nel senso di avere una marcia in piu’, di cambiare marcia e stare li in modo intelligente”.(AGI) Mal