AUSTRIA: TEST DNA CONFERMA, E’ NATASCHA
(AGI) – Vienna, 25 ago. – Il profilo del Dna della giovane “corrisponde a quello della bambina scomparsa otto anni fa. La probabilita’ che non sia lei e’ uno su 23 miliardi: per noi e’ una prova”, ha affermato Gerhard Lang, un alto funzionario della polizia austriaca. Gli inquirenti, ha aggiunto, stanno prendendo in considerazione diverse ipotesi investigative, compresa quella che Priklopil non abbia agito da solo.
La ragazza, pallida e magra ma in buone condizioni di salute, vagava in un parco di Strasshof, 25 chilometri da Vienna, quando e’ stata trovata dalla polizia. Alle autorita’ ha raccontato che durante tutto il primo anno di prigionia fu costretta a chiamare “Gebriet” (dal tedesco, “signore”, ndr) il suo sequestratore. “Wolfgang e’ sempre stato carino con me”, ha raccontato Natascha, pur precisando di averlo sempre considerato un “criminale”.
Secondo i pareri degli psicologi, riportati dai media austriaci, Natascha ha probabilmente sofferto della “sindrome di Stoccolma”, una condizione in base alla quale i prigionieri instaurano nel tempo buone relazioni con i loro agizzini.
La ragazza ha anche raccontato cosa accadde il 2 marzo 1998: Priklopil “mi trascino’ sulla sua auto, mi disse di stare ferma e di straiarmi sui sedili altrimenti mi sarebbe successo qualcosa”.
Stando quanto hanno constatato la madre della ragazza e la poliziotta Sabine Freudenberger, con cui ha avuto i primi colloqui, Natascha e’ “intelligente e ha un buon vocabolario” malgrado abbia trascorso anni importanti per lo sviluppo in condizioni cosi’ critiche. Priklopil “l’ha educata”, le ha dato molti libri e permesso di ascoltare la radio e di vedere la televisione, ha detto Freudenberger.
La piccola era segregata in una stanzetta di 2,5 metri quadrati situata in un semiterrato sotto il garage di un villino di Strasshof, dove abitava anche il suo sequestratore. Le foto della piccola stanza -definita una “prigione sotterranea” da Lang- sono state pubblicate dalla stampa austriaca. “Le scale portano a uno scantinato”, ha raccontato Lang, “cui si puo’ accedere soltanto carponi: una prigione sotteranea con una disposizione abbastanza normale, con un bagno, un letto, alcuni armadietti e tutto il necessario per lavarsi”.
A Natascha non era concesso di allontarsi, ma poteva stare in giardino perche’ protetto da un alta siepe e attrezzato con un sistema di videosorveglianza.
Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, mercoledi’ la ragazza stava pulendo con l’aspirapolvere l’interno dell’automobile di Priklopil; questi, infastidito dal rumore, si e’ allontanato piu’ del dovuto, ed e’ stata questa l’occasione di fuga per Natascha. La polizia sta cercando di verificare se durante gli otto anni di prigionia il quarantaquattrenne, tecnico elettronico, abbia abusato di lei.
“E’ come una nuova nascita”, ha commentato Brigitta Sirny, la madre, Natascha “ha bisogno di tutto dalla scarpe allo spazzolino, tutto”. I genitori separati della ragazza l’hanno riconosciuta grazie a una cicatrice e alle ricostruzioni del suo volto sviluppate negli anni al computer. Il padre, Ludwig Koch, ha raccontato al quotidiano ‘Kurier’ che Natascha gli avrebbe chiesto se possiede ancora una macchinina con cui amava giocare e lui gli avrebbe risposto, commosso, che ha tenuto tutto di quando era piccina, anche “le sue bambole”. (AGI)
Fed