(AGI) – Milano, 15 mar. – “Se non si difende adeguatamente il calzaturiero e piu’ in generale il settore manifatturiero di specializzazione del made-in-Italy, da questa aggressione commerciale – ha avvertito Soldini – come si puo’ pensare di uscire dalla “crescita zero” e di ridurre, se non si crea PIL, il rapporto spesa pubblica/PIL? Sulla base di questa considerazione facciamo fatica a comprendere la lentezza e la resistenza di Bruxelles nel mettere in atto forme adeguate di difesa commerciale.” “Siamo di fronte ad uno scenario – ha annuciato Soldini – nel quale sono danneggiati sia i produttori e i lavoratori, sia i consumatori perche’ le importazioni di calzature di provenienza asiatica spiazzano la concorrenza europea senza tradursi in vantaggi di prezzo per i consumatori. Nonostante le scarpe in pelle importate dalla Cina presentino prezzi medi scesi del 25%, i prezzi finali di acquisto per il consumatore non sono scesi.” L’analisi dell’Ufficio studi di ANCI evidenzia infatti una crescita significativa delle importazioni sia in Italia che in Europa: con la soppressione delle quote il 1° gennaio 2005 l’aumento dell’import dalla Cina nella UE delle calzature in pelle monitorate e’ stato, in 10 mesi, di quasi il 300% in quantita’, con punte per alcune tipologie vicine al 700%. I dati Istat elaborati da ANCI evidenziano un incremento delle importazioni italiane del 6,1% nei primi undici mesi del 2005, per un totale di 307 milioni di paia, oltre 17 milioni in piu’ rispetto all’analogo periodo 2004. A sospingere le importazioni e’ soprattutto la crescita degli arrivi dalla Cina con un aumento del 27% (153 milioni di paia, 25 milioni in piu’ sull’intero anno 2004), aumento che segue quelli avvenuti, pur in presenza di quote, nel biennio 2002/2003 (+81%) e nel 2004 (+27%).
Accanto alle cifre straordinarie delle calzature che dalla Cina entrano in Italia, vanno poi considerati i volumi sottoposti ad operazioni di triangolazione, e che quindi transitano da altri Paesi (come ad esempio il Belgio, +7,3%). Naturalmente l’eccezionale crescita del volume dei flussi di import in Europa, ha progressivamente spiazzato le esportazioni italiane che infatti nei primi 11 mesi del 2005 si sono ridotte dell’11,5% in quantita’ e dell’1,7% in valore.
“Abbiamo venduto all’estero – ha affermato il presidente di ANCI – 231 milioni di paia, oltre 30 milioni in meno rispetto ai livelli gia’ bassi del 2004 con contrazioni in tutti i principali mercati di sbocco: dalla Germania (-12,5%), alla Francia (-11,7%), al Regno Unito (-8,4%) fino addirittura agli USA che h anno registrato il 26% in meno di acquisti rispetto ai primi undici mesi del 2004.” Le conseguenze sul fronte occupazionale e produttivo sono state ovviamente molto pesanti: nel 2005, secondo le stime dell’Ufficio Studi ANCI, la filiera pelle in Italia ha perso 8.540 addetti (-4,7% su dicembre 2004), di cui 6.300 nei calzaturifici e produttori di parti (-4,9%), mentre sono rispettivamente 820 e 564 le aziende che hanno chiuso nell’ultimo anno. Sul mercato interno, i consumi sono fermi registrando una crescita limitata (+0,3%) in quantita’ e un aumento in valore (+1,4%) ben al di sotto dell’inflazione. “I dati confermano – continua Soldini – che ci troviamo in una situazione di reale emergenza nella quale i consumatori non hanno vantaggi cosi’ come le imprese hanno consistenti perdite di fatturato e produzione. Dalla consueta nostra indagine su un campione significativo di imprese abbiamo rilevato un calo della produzione nel 2005 dell’11% in volume e del 9% in valore, con una marcata erosione della quota di mercato anche sul fronte nazionale.” “Nonostante la congiuntura particolarmente difficile – ha concluso il presidente Soldini – e il contesto in cui l’atteggiamento ostile del Commissario Mandelson e della Commissione protegge chiaramente gli interessi di pochi ma potenti importatori, le nostre imprese dimostrano un atteggiamento positivo nel confronto con il mercato. Lo attestano le numerose iniziative promozionali sui mercati esteri in collaborazione con ICE e la promozione congiunta della produzione made-in-Italy, su cui ANCI investe gran parte delle risorse disponibili, con l’acquisto di spazi pubblicitari e iniziative sui punti vendita”.(AGI)
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