RAPINE A SPEDIZIONIERI: IN CELLA IN 17 PER ‘BOTTINI’ MILIONARI
sabato, agosto 5th, 2006(AGI) – Napoli, 5 ago. – I rapinatori, dopo aver studiato la ’scena del delitto’ tenendosi in contatto con cellulari di cui poi si sbarazzavano (e le schede sim le procurava uno di loro, dipendente di una piccola ditta nel settore della telefonia), entravano dei locali degli spedizionieri sempre di mattina presto o di sera; legavano mani e piedi dei dipendenti con gli elastici di cui gli elettricisti si servono per tenere insieme i cavi, lasciando pero’ una persona a rispondere al centralino per non destare sospetti, ma minacciando tutti con le armi. Poi, facendosi anche aiutare dai presenti, caricavano sui loro camion colli su colli. Due tir di medicinali (una parte dei quali trovati nel napoletano), scarpe di coccodrillo da uomo, l’intera collezione primavera/estate di tre griffe famose fiorentine, tabacchi, un carico di fotocopiatrici destinate proprio ai carabinieri di Firenze…la banda stoccava tutta la merce in un deposito ad Angri per poi rivenderla a ricettatori. Per il gip, dunque Irrisuto era a capo di una organizzazione a delinquere di tipo piramidale che compiva rapine e divisa in due settori operativi, uno lombardo e uno napoletano, che a loro volta si avvalevano di un settore logistico diviso in quattro sub settori: gestione dei mezzi, gestione del deposito, ricettazione, reperimento di schede telefoniche. Durante le rapine, tutti avevano il volto coperto, le mani protette dai guanti, se bevevano acqua o caffe’ accartocciavano il bicchiere di carta e lo portavano via con se’, non fumavano, si facevano consegnare i nastri degli impianti di videosorveglianza. Solo una volta una videocamera nascosta sfuggi’ alla loro capillare attenzione non lasciare tracce, ma senza fornire indicazioni utili agli investigatori, dato che anche le targhe dei camion impiegati dalla banda erano false. A far giungere agli arresti e’ stata una indagine partita dal fatto che i rapinatori avevano accento campano e fatta da migliaia di dati di diverse banche dati incrociati: quelli delle celle telefoniche, quelli del movimento camion, quelli di indagini su altre rapine. E poi l’indicazione di due testimoni, uno di una rapina fiorentina e uno di un colpo a Vicenza, su un rapinatore “uguale a Lucio Dalla”. Le accuse per gli arrestati vanno dall’associazione a delinquere aggravata finalizzata alla rapina, con utilizzo di armi da fuoco e sequestro di persona, alla ricettazione e detenzione e porto di armi da fuoco. “Non ci sono collegamenti tra questa banda e la criminalita’ organizzata campana”, sottolinea il tenente colonnello Gerardo Iorio, del comando provinciale di Napoli. (AGI)
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